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	<title>Battaglia Edizioni</title>
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		<title>FOCUS &#8211; &#8220;Hey, sembra l&#8217;America&#8221; di Michele Di Mauro e John C. McLucas</title>
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				<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 09:17:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Battaglia Edizioni. Editoria]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Un discorso sul libro Hey, sembra l&#8217;America (BE, Novembre 2020) tra l&#8217;autore Michele Di Mauro e il curatore della prefazione John C. MCLucas &#160; Riempio il bicchiere di ghiaccio e smetto solo quando i primi cubetti cominciano a scivolare sull’orlo andando a frantumarsi nel lavandino. Ecco, dico tra me e me, così può bastare. Prendo la bottiglia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com/2020/11/25/focus-hey-sembra-lamerica-di-michele-di-mauro-e-john-c-mclucas/">FOCUS &#8211; &#8220;Hey, sembra l&#8217;America&#8221; di Michele Di Mauro e John C. McLucas</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com">Battaglia Edizioni</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Un discorso sul libro <em>Hey, sembra l&#8217;America </em>(BE, Novembre 2020) tra l&#8217;autore Michele Di Mauro e il curatore della prefazione John C. MCLucas</p>
<p>&nbsp;</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Riempio il bicchiere di ghiaccio e smetto solo quando i primi cubetti cominciano a scivolare sull’orlo andando a frantumarsi nel lavandino. Ecco, dico tra me e me, così può bastare. Prendo la bottiglia di Bourbon e comincio a versare delicatamente. Il liquido tiepido scivola tra i cubetti che si frangono con crepitii sottilissimi. Le narici si riempiono di aromi dolci di vaniglia e fieno falciato, con richiami di frutta secca. Dovrei aggiungere una foglia di menta, ma all’ultimo mi sono accorto che non ce l’ho. La ricetta me l’ha passata John, un caro amico che ha accettato la mia richiesta di scrivere una breve introduzione al mio libro e di questo, gliene sarò eternamente grato. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Dr. John </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">C.</span></span></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> McLucas, Professore emerito di italiano e latino presso la Towson University, autore di numerosi articoli sulla tradizione epica in Italia, in particolare Ariosto; traduttore del poema cavalleresco &#8216;Il meschino&#8217; di Tullia d&#8217;Aragogna, versione che uscirà nel 2021; autore del romanzo &#8216;<a href="https://www.amazon.com/John-C.-McLucas/e/B087127DFM?ref_=dbs_p_ebk_r00_abau_000000">Dialogues on the beach</a>&#8216; 2017 e del sequel &#8216;Spirit&#8217;s tether&#8217; che uscirà in autunno di quest&#8217;anno; italofilo dichiarato che da quarant’ anni dà ai suoi cani e gatti nomi esclusivamente italiani. E come se non bastasse, al di là della personalità con un così grande personale, John incarna alla perfezione l’equilibrio armonico tra profonda umanità e raffinata eleganza. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><a name="_GoBack"></a> <span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Attivo la videoconferenza di Zoom e quando John mi raggiunge in questo spazio virtuale, entrambi alziamo i bicchieri abbozzando un cin cin telematico. Normalmente sarei andato a trovarlo a casa sua, avremmo chiacchierato per un paio d’ore nel suo </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><i><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">backyard</span></span></i></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> che ha la stessa grazia di un giardino pensile rinascimentale sorseggiando un Manhattan in tazze d’argento. </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">John </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ha battezzato la sua dimora ‘Palatino’, una stupenda casa a schiera a tre piani con mattoni rossi, gradini in marmo bianco e alti soffitti situata nel quartiere di Bolton Hill a Baltimora. Non mi sorprende che molti residenti illustri abbiano vissuto da queste parti, tra cui F. Scott Fitzgerald, Woodrow Wilson e Florence Rena Sabin, prima donna a diventare professore universitario presso la prestigiosa università Johns Hopkins. </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #4472c4;"><i><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">John, poiché ti trovi nella privilegiata situazione di poter leggere i miei scritti conoscendo a fondo sia la cultura americana che quella italiana, che idea ti sei fatto di questa scuola raccontata da Mr.D un insegnante italiano trapiantato in America?</span></span></i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Leggendo i tuoi pezzi, vedo la grande indipendenza che ogni ragazzo americano ha sviluppato. Gli studenti americani di questo periodo sono stati incoraggiati fin dall’infanzia a dire la propria; ci sono madri in America che preparano cinque cene diverse ogni sera, o che permettono ai figli di ordinare hamburger da McDonald’s invece di mangiare a tavola con la famiglia perché è importante che ogni singolo cittadino americano abbia la sua libertà personale, e questo traspare nella grande franchezza che sfocia nella spontaneità degli alunni di Mr. D. Un altro aspetto interessante è che i ragazzi delle tue storie dimostrano una grande vulnerabilità rispecchiando questa crisi di identità che stiamo affrontando negli Stati Uniti in questa fase storica. Il fatto che gli alunni di Mr. D non </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">hanno </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">filtri li rende estremamente indifesi e così lo stesso alunno può risultare a seconda della situazione arrogante, innocente, spaurito senza soluzione di continuità e questo fa una certa tristezza.</span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #4472c4;"><i><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">L’ultima volta che ci siamo visti di persona mi hai detto che il mio libro, con le dovute distanze, ti ricordava ‘Up the down staircase’ un best seller del 1964, la storia di una giovane professoressa di letteratura americana che si ritrova a insegnare nei ghetti di New York e a rivedere la sua immagine idealizzata dell’insegnamento. </span></span></i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">La vulnerabilità dei ragazzi in questo libro va di pari passo con la vulnerabilità dell’insegnante che impara delle cose che non corrispondono al suo idealismo borghese. La protagonista di </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><i><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Up the down staircase</span></span></i></span> <span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">così come Mr. D rimane vittima del suo idealismo incondizionato e quasi sorpresa a volte dall’aggressività di alcuni dei suoi alunni. Eppure, con il passare del tempo studenti e insegnante riescono a trovare un punto d’incontro che si poggia sul rispetto delle differenze sociali e culturali che a tratti diventa scoperta. Mr. D mette in gioco il suo essere straniero in classe e questo rende la conversazione tra studenti molto più variegata. Ad ogni modo è davvero avvilente vedere che a distanza di cinquant’anni dall’uscita di </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><i><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Up the Down staircase</span></span></i></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"> le barriere sociali, razziali non si sono assottigliate, anzi… </span></span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #4472c4;"><i><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Le storie di Mr. D del romanzo sono ambientate in North Carolina nel tentativo di restituire un’immagine di America più rurale… L’idea era di discostarsi dall’idea che a volte si ha nell’immaginario italiano di un’America fatta di grattacieli e strabiliante modernità, cosa ne pensi?</span></span></i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Il North Carolina è complicato, come vedi anche nella politica, è uno stato viola, nel senso che c’è un egual numero di Repubblicani e Democratici. In passato </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">Boone</span></span></span> <span style="color: #4472c4;"><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">in North Carolina </span></span></span><span style="color: #4472c4;"><span style="color: #00000a;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;">ricordava un paesotto della Calabria, oggi le cose sono cambiate e accanto alle zone più rurali troviamo città all’avanguardia. È un’intuizione che potrebbe funzionare bene perché crea lo scontro tra il sud rurale e razzista e il nuovo moderno e sofisticato che avanza e il libro potrebbe giovare dalla spinta avversa e contraria di questi due movimenti che convivono nello stesso stato. </span></span></span></p>
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		<title>Recensione #BE &#8211; &#8220;Lettere da Liverpool&#8221; di Stefano Ravaglia</title>
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				<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 08:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>La redazione #BE Lettere da Liverpool di Stefano Ravaglia è un viaggio nel cuore della città più &#8220;rossa&#8221; d&#8217;Inghilterra. Il racconto di Ravaglia ci porta all&#8217;interno di una storia sportiva unica e irripetibile quella del Liverpool FC che si intreccia ineluttabilmente con la storia culturale e politica della sua città e dei personaggi che l’hanno [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<h6 align="JUSTIFY"><span style="font-family: Cambria-Italic, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>La redazione #BE</i></span></span></p>
<p><span style="font-family: Cambria-Italic, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Lettere da Liverpool </i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">di Stefano Ravaglia è un viaggio nel cuore della città più &#8220;rossa&#8221; d&#8217;Inghilterra</span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>. </i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">Il racconto di Ravaglia ci porta all&#8217;interno di una </span></span><span style="font-family: Cambria-Bold, serif;"><span style="font-size: medium;"><b>storia sportiva unica e irripetibile </b></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">quella del Liverpool FC che si intreccia ineluttabilmente con la storia culturale e politica della sua città e dei personaggi che l’hanno attraversata. Non è un racconto cronologico: in undici capitoli si snodano le partite, le gesta di molti protagonisti in maglia rossa e gli eventi di un luogo che, con la sua musica, i Beatles, e la lotta operaia, è stato <strong>protagonista assoluto delle rivoluzioni dell&#8217;età contemporanea.</strong> Personaggi come Gerrard, Rush, Callaghan, Fowler, sono più di semplici icone raccontate all&#8217;interno del libro. Come i Fab Four, rappresentano l&#8217;anima rossa e rivoluzionaria della città e insieme a loro si snodano vicende e segreti di altre bandiere che hanno fatto la storia di uno dei club più vincenti al Mondo, con una tifoseria (che prende il nome da una collina, &#8220;The Kop&#8221;) appassionata come poche, in grado di ricreare ogni domenica un&#8217;atmosfera unica e irripetibile all&#8217;intero del proprio fortino-stadio, <strong>Anfiled,</strong> cantando a squarciagola l&#8217;inno più bello: </span></span><strong><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Yuo&#8217;ll never walk alone.</i></span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">In un momento magico per il Liverpool FC (vincitore dell’ultima Champions League e fresco vincitore della Premier a distanza di 30 anni), questo libro esce per i tanti tifosi e simpatizzanti </span></span><span style="font-family: Cambria-Italic, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>“reds” </i></span></span><span style="font-family: Cambria, serif;"><span style="font-size: medium;">in Italia. <strong>Stefano Ravaglia è bravo a raccontare in modo omogeneo, vittorie e tragedie (Heysel e Hillsborough) che accompagnano le vicende storiche di questo club,</strong> eroi e partite che hanno segnato indelebilmente la bacheca del Liverpool Fc e della sua gente. Il tutto è bene assimilato da una figura onnipresente tra le pagine del libro, autorizzata a nume tutelare dall&#8217;autore stesso, come fosse il guardiano di questi racconti: ovvero quel<strong> Bill Shankly,</strong> </span></span><span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">allenatore dei reds dal 1959</span></span></span> <span style="color: #202122;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">al1974, iniziatore del ciclo più vittorioso della storia della squadra inglese, eroe sempiterno del Liverpool Footbal Club</span></span></span><span style="color: #111111;"><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: medium;">: «Credo che l’unico modo di avere successo – diceva Shankly ai suoi giocatori – sia lavorare l’uno per l’altro, aiutarsi e fare uno sforzo collettivo. E dividersi il premio alla fine della giornata. Non è politica, è un fatto umano».</span></span></span></p>
<p>#LetteredaLiverpool #StefanoRavaglia #BattagliaEdizioni #LetteraturaSportiva #AquiloneCosmico</h6>
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		<title>Socialismo e pallone &#8211; &#8220;Lettere da Liverpool&#8221;</title>
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				<pubDate>Fri, 14 Aug 2020 07:37:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Letteratura Sportiva]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>di Stefano Ravaglia (estratto dal libro &#8220;Lettere da Liverpool&#8221;, Battaglia Edizioni, uscita: settembre 2020) [&#8230;] Ciò che Shankly ha portato nel suo fulgido cammino sportivo, lo deve soprattutto all&#8217;adolescenza di duro lavoro, quando la miniera e le profonde fosse di carbone erano il suo habitat quotidiano per otto ore, orgoglioso di appartenere a una categoria di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com/2020/08/14/socialismo-e-pallone-lettere-da-liverpool/">Socialismo e pallone &#8211; &#8220;Lettere da Liverpool&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com">Battaglia Edizioni</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="JUSTIFY"><em>di Stefano Ravaglia </em>(estratto dal libro &#8220;Lettere da Liverpool&#8221;, Battaglia Edizioni, uscita: settembre 2020)</p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">[&#8230;] Ciò che Shankly ha portato nel suo fulgido cammino sportivo, lo deve soprattutto all&#8217;adolescenza di duro lavoro, quando la miniera e le profonde fosse di carbone erano il suo habitat quotidiano per otto ore, orgoglioso di appartenere a una categoria di lavoratori fieri che andavano contro ai soprusi dei politici e dei governi. A tal punto da scatenare uno sciopero come quello del 1926, che, seppur finito malissimo, agli occhi del giovane Bill [Shankly] sembrò un&#8217;orgogliosa rivendicazione dei diritti dei lavoratori e un&#8217;avversione contro i piani alti, filosofia che il futuro calciatore e manager cercherà di trasferire anche nel contesto del rapporto con le dirigenze calcistiche. Shankly è stato un personaggio incredibile: non solo un uomo di calcio, ma soprattutto un filosofo a suo modo, con quella parlata così grave e repentina, rappresentazione della sua innata determinazione, e con un carisma fuori dal comune nonché una spiccata ironia come ciliegina sulla torta. Il socialismo assorbito sul lavoro, prima della chiamata del Carlisle United e l&#8217;inizio della sua storia d&#8217;amore con il calcio nel 1932, ha trovato il suo naturale collocamento in uno sport di squadra come il football, in particolar modo negli anni di Liverpool. Seppur, in una delle sue tante interviste, ci tenesse a precisare quanto il significato puramente politico restasse in secondo piano: «Credo che l&#8217;unico modo di avere successo sia lavorare l&#8217;uno per l&#8217;altro, aiutarsi e fare uno sforzo collettivo. E dividersi il premio alla fine della giornata. Non è politica, è un fatto umano».</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"> Le straordinarie capacità di un personaggio come lui, sono state esaltate dai contesti in cui ha iniziato ad allenare, a partire proprio dal Carlisle, la squadra che lo aveva lanciato. La portò prima a un quindicesimo posto, dopo averla rilevata in fondo alla terza divisione, nono la stagione successiva e addirittura terzo nel 1950-51. A Shankly va da sempre riconosciuta un&#8217;innata capacità di lavorare con del materiale grezzo trasformandolo in diamante, una familiarità con i contesti difficili che hanno necessità di essere risollevati. Al termine di quella esaltante stagione, i premi in denaro promessi dal board del Carlisle in caso di arrivo tra le prime tre, non arrivarono mai: non sarà la prima volta che Shankly se ne andrà risentito da un club. Era già accaduto proprio al Preston, che non accettava la scelta di appendere le scarpe al chiodo e tornare alle origini, questa volta da manager. Shankly non nascose il suo rammarico, e quando il Preston organizzò una partita in suo onore, il carattere del minatore emerse e lui rifiutò. Dopo il Carlisle, arriva la proposta del Grimsby Town: in Third Division la squadra arriva seconda e poi quinta l&#8217;anno successivo, giocando un calcio d&#8217;altissimo livello. Shankly aveva infuso tutta la sua caparbietà nelle metodologie d&#8217;allenamento, nel rapportarsi coi giocatori facendo credere in loro stessi dando dunque una corposa rilevanza alla preparazione psicologica e i risultati iniziano a parlare per lui.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"> Fu a Workington, dove iniziò a lavorare nel gennaio 1954, che allargò i suoi orizzonti dimostrando grande versatilità nel gestire un club: allenerà la squadra, ma gestirà anche la moltitudine di lettere alle quali occorreva rispondere e cercherà pure di far quadrare i conti in un periodo dove il club non navigava certo nell&#8217;oro occupandosi dei pagamenti e della amministrazione generale. Un tuttofare dal cuore d&#8217;oro, che in testa aveva solo una cultura, quella del lavoro. Cristian La Fauci, tifoso genoano e autore del libro </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>Bill Shankly, l&#8217;uomo di Glenbuck, </i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">racconta come anche il rapporto con quest&#8217;altro club di terza divisione finì in maniera non banale: «Vi era un motivo specifico che causava frequenti liti tra Bill e la società, ovvero il fatto che lo stadio lassù era in coabitazione con la locale squadra di rugby. Shankly non gradiva affatto che dopo ogni partita con la palla ovale mischie e tacchetti danneggiassero lo stato del manto erboso, e quando capì che il direttivo fosse maggiormente interessato al rugby che al calcio, fu la classica goccia che fece traboccare il vaso e ne ebbe abbastanza». L&#8217;anticamera dell&#8217;approdo a Liverpool si chiama Huddersfield. Dapprima, come coach delle riserve, e poi come allenatore, quando Andy Beattie (suo compagno al Preston) lascia l&#8217;incarico. Siamo nel novembre del 1956.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"> I giovani, dunque. L&#8217;abitudine a chiamare ogni suo giocatore &#8220;figliolo&#8221; e la consapevolezza che la vera miniera, questa volta, fossero gli attori non protagonisti, quelle seconde squadre che al momento opportuno rimpinguavano il club di </span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"><i>footballers</i></span></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"> di sicuro livello. Anche al Liverpool rivoltò come un calzino la squadra, attingendo dalle forze fresche a disposizione. L&#8217;Huddersfield negli anni &#8217;20 aveva conosciuto il periodo più mirabolante della sua storia, vincendo tre campionati sotto la guida di Herbert Chapman, il grande manager dell&#8217;Arsenal e del modulo WM. In seconda divisione, Shankly ottiene piazzamenti senza infamia e senza lode, ma ciò che manca è una società ambiziosa che possa dare all&#8217;allenatore scozzese la possibilità di puntare ancora più in alto. Non c&#8217;è peggior veleno per Bill, che non è supportato dagli investimenti del club e ne incassa l&#8217;apatia a migliorarsi. E dire che lui aveva anche scovato un talento non indifferente: aveva sedici anni e si chiamava Dennis Law. Poco male: la storia sta per cambiare. La sua e soprattutto quella del Liverpool.</span></span></p>
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		<title>Liverpool Official Supportes Club: intervista a Nunzio Esposito</title>
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				<pubDate>Tue, 14 Jul 2020 05:38:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Be Blog]]></category>
		<category><![CDATA[battaglia edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Branch Liverpool]]></category>
		<category><![CDATA[Lettere da Liverpool]]></category>
		<category><![CDATA[Liverpool Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Premier League]]></category>
		<category><![CDATA[Roggero]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Ravaglia]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Intervista a Nunzio Esposito, membro e responsabile dell&#8217;Italian Branch del Liverpool Fc (www.liverpoolitalia.it), che oggi è l’unico Branch Italiano Ufficiale riconosciuto dalla Società. Nunzio si è occupato di scrivere la post-fazione al libro di Stefano Ravaglia, &#8220;Lettere da Liverpool&#8221;, in uscita il 10 settembre nelle librerie e già in prevendita sul nostro sito (https://www.battagliaedizioni.com/libro/lettere-da-liverpool/) Ciao [&#8230;]</p>
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]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="color: #111111;">Intervista a <strong>Nunzio Esposito</strong>, membro e responsabile dell&#8217;<strong>Italian Branch del Liverpool Fc (www.liverpoolitalia.it)</strong>, che oggi è l’unico Branch Italiano Ufficiale riconosciuto dalla Società. Nunzio si è occupato di scrivere la post-fazione al libro di Stefano Ravaglia, &#8220;Lettere da Liverpool&#8221;, in uscita il 10 settembre nelle librerie e già in prevendita sul nostro sito (<a href="https://www.battagliaedizioni.com/libro/lettere-da-liverpool/">https://www.battagliaedizioni.com/libro/lettere-da-liverpool/)</a></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #111111;">Ciao Nunzio. Come prima cosa presentati a chi non ti conosce.</span></strong></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #111111;">Ciao Lorenzo, in primis ti ringrazio per avermi contattato, il nome lo abbiamo detto, ho 54 anni e vivo a Napoli. Tifo Liverpool dall’età di 8 anni… Quindi direi che le grandi vittorie le ho vissute quasi tutte, e tante le ho anche viste di persona.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #111111;">In una parola: Liverpool. Che cos&#8217;è per te il Liverpool Fc, e cosa ti ha spinto a creare il Branch Liverpool Fc in Italia?</span></strong></p>
<p lang="it-IT"><span style="color: #111111;">Liverpool… Una parola che mi fu attribuita ancora prima che nascesse questa mia passione per il Liverpool FC. Mia mamma in tenera età (parliamo di fine anni 60’) amava farmi il taglio stile Beatles, quindi capelli sul rosso, lentiggini, e tutti i miei zii e cugini che mi ripetevano: “Questo non è nato a Napoli, questo è nato a Liverpool.” Forse già era un segno del destino? Il primo Liverpool Fans Club lo fondai all’inizio degli anni 80’, pubblicando un annuncio nella Palestra dei Lettori. Ebbi un discreto consenso e un buon numero di iscritti. Purtroppo il tragico evento dell’Heysel mise fine alla storia, in quanto dalle lettere che arrivavano da neo soci o simpatizzanti, iniziarono a giungermi quelle con le minacce. Per cui decisi a malincuore di rinunciare all’iniziativa. Ma il primo passo era stato fatto. L’Italian Branch, invece, nasce da un’idea di Filippo Rossi, un ragazzo toscano di Scandicci. Fu lui a iniziare la storia di quello che oggi è l’unico Branch Italiano Ufficiale riconosciuto dalla società.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #111111;">Parlaci un po&#8217; del Branch: chi siete, cosa fate, come funziona.</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #111111;"><span lang="it-IT">Sostanzialmente siamo un gruppo di persone che, chi più, chi meno, nutre una passione per i Reds di Anfield. Le attività, con l’avvento dei social, davvero sono cresciute in maniera esponenziale. Siamo presenti sulle maggiori piattaforme. Abbiamo il nostro sito </span></span><span style="color: #0563c1;"><u><a href="http://www.liverpoolitalia.it/" target="_top" rel="noopener noreferrer"><span style="color: #111111;"><span lang="it-IT">www.liverpoolitalia.it</span></span></a></u></span><span style="color: #111111;"><span lang="it-IT"> costantemente aggiornato. Con una redazione composta di circa venti ragazzi. La <strong>fanzine</strong> <strong>The Reds</strong> è la mia sfida personale e il nostro fiore all’occhiello, la distribuiamo gratuitamente in formato PDF </span></span><span style="color: #0563c1;"><u><a href="https://fanzine.liverpoolitalia.it/" target="_top" rel="noopener noreferrer"><span style="color: #111111;"><span lang="it-IT">https://fanzine.liverpoolitalia.it/</span></span></a></u></span><span style="color: #111111;"><span lang="it-IT"> ed è scaricata e letta non solo in Italia. Altre belle situazioni sono i raduni, su tutti quello nazionale annuale, appuntamento ormai consolidato che per tradizione si svolge in Toscana. Più tanti piccoli mini raduni regionali che si organizzano durante il corso della stagione, alla fine non c’è cosa più bella che incontrarsi e stare insieme, questa è la vera essenza del nostro gruppo.</span></span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #111111;">Come hai conosciuto l&#8217;autore Stefano Ravaglia e come ce lo presenteresti?</span></strong></p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY"><span style="color: #111111;">Con Stefano come con tanti altri soci abbiamo stabilito il primo contatto attraverso uno scambio di mail, tanti cercano sui motori di ricerca il connubio delle parole Liverpool e Italia… Ed ecco che in automatico usciamo fuori noi. Ricordo che sin dal primo scambio di battute ha sempre ammesso la sua fede principale, il Liverpool è stato un insieme di situazioni, tra cui mi piace credere che anche il nostro Branch abbiamo influito non poco a rafforzare questa che nasceva come una semplice simpatia.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><strong><span style="color: #111111;">Lettere da Liverpool esce in un momento fortunatissimo, con il Liverpool Fc all&#8217;apice della sua grandezza: neo-campione della Premier dopo 30 anni, campione in carica del Mondiale per club e vincitore nel 2019 della coppa più prestigiosa tra tutte: la Champions League.</span></strong></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #111111;">Effettivamente non credo che possa esserci un momento migliore per Stefano, il suo libro, la prima opera sul Liverpool FC, esce nella fase più vittoriosa del nostro Club. Mai prima d’ora i Reds si erano laureati Campioni d’Inghiltera, d’Europa e del Mondo. Il nostro è un club che conta migliaia di tifosi in Italia, molti dei quali</span><span style="color: #111111;"> io amo definire </span><span style="color: #111111;"><b>I DORMIENTI. </b></span><span style="color: #111111;">Queste vittorie, questi titoli li hanno riportati a nuova linfa. Di conseguenza oggi la fame Liverpool è tanta. </span><span style="color: #111111;">Il libro di Stefano, è un libro che ripercorre i momenti cruciali della storia del Club, tanti episodi raccontati con minuzia e competenza, da una persona che prima di tutto scrive per passione. Tanti ragazzi a volte ci scrivono per essere consigliati su quale libro acquistare, ragazzi che si avvicinano con la fame di conoscere quante più cose possibili di un club così ricco di storia. Lettere da Liverpool sicuramente sarà di grande aiuto per tutte le persone che hanno voglia di documentarsi, persone che hanno quel fuoco sacro dentro, un fuoco destinato a crescere sempre di più, perché come amiamo dire: Once a Red, Always a Red.</span></p>
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		<title>ESTRATTO BE &#8211; STARE di Alice Diacono</title>
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				<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 05:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>
		<category><![CDATA[2019]]></category>
		<category><![CDATA[alice diacono]]></category>
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		<category><![CDATA[bifo]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[poetry]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>Ho guardato dentro la mia noia e questo è quello che ci ho visto dentro: STARE di Alice Diacono (da &#8220;Veniamo dal basso come un pugno sotto il mento&#8221;, Battaglia Edizioni 2019) La straordinarietà della vita – Impostare il programma su Sintetici, diminuire il tempo, diminuire la centrifuga, partenza ritardata – Non si manifesta tutti [&#8230;]</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Ho guardato dentro la mia noia e questo è quello che ci ho visto dentro:</p>
<p>STARE</p>
<p>di<strong> Alice Diacono</strong> (da <strong>&#8220;Veniamo dal basso come un pugno sotto il mento&#8221;</strong>, Battaglia Edizioni 2019)</p>
<p>La straordinarietà della vita –<br />
Impostare il programma su Sintetici,<br />
diminuire il tempo,<br />
diminuire la centrifuga,<br />
partenza ritardata –<br />
Non si manifesta tutti i giorni –<br />
Rinnovare l’abbonamento dell’autobus –<br />
Né risplende a volte alcuna traccia di grandiosità –<br />
Linea 25. Fossolo/Due Madonne –<br />
Nessun moto o lampo di rivoluzione –<br />
Apre la cassa 12 –<br />
Nessuna traccia di avventura –<br />
Tagliare a fettine sottili,<br />
aspettare che l’olio sia caldo,<br />
aggiungere le foglie di menta –<br />
Nessuna tempesta,<br />
nessun volo da prendere,<br />
nessuna partenza per cui attendere –<br />
Dove hai messo le chiavi? –<br />
Nessun appuntamento per cui trepidare –<br />
C’è da comprare la carta igienica –<br />
Nessuna nascita,<br />
nessuna morte,<br />
nessuna resurrezione –<br />
Compilare il modulo e restituirlo insieme a fotocopia di un<br />
documento d’identità –</p>
<p>Nessun dramma per cui struggersi,<br />
nessun delirio in cui affannarsi,<br />
nessuna particolare meraviglia,<br />
niente da festeggiare –<br />
«Buongiorno, mi dia due etti di ricotta per favore».<br />
«Vuole altro?» «No grazie sono a posto così».<br />
Nessuna estasi,<br />
alcuna magia,<br />
nessuna trascendenza –<br />
Cliente numero 39. Sportello 4 –<br />
Nessuna salita e nessuna discesa.<br />
Calma piatta –<br />
7 messaggi da 2 chat di Wathsapp –<br />
nell’orizzonte infinito della possibilità.<br />
Gentile Cristina, la ringrazio in anticipo per la sua<br />
disponibilità –<br />
Giornate tra il grigio e il beige,<br />
senza via di scampo –<br />
Permesso, scusi, devo scendere. –<br />
passate a leccare la strada dei propri obiettivi –<br />
La password da te scelta non è abbastanza sicura. –<br />
condannati dal corpo al contingente<br />
costretti dalle quotidiane circostanze<br />
chiedo pietà al dio della burocrazia<br />
invoco un accordo clemente<br />
tra violenza fiscale e fantasia.<br />
Al dio dell’oggi,<br />
al dio dell’ordinario<br />
al dio della lista delle cose da fare,<br />
negli occhi degli altri,<br />
nel minuscolo contemplare,</p>
<p>nell’ordinario soffio vitale,<br />
nell’infinito sentiero che si apre nella mia cavità addominale,<br />
insegnami a sopravvivere<br />
insegnami a stare.</p>
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		<title>ESTRATTO BE &#8211; UNITED COLOR OF AMERICA &#8211; dal libro &#8220;HEY SEMBRA L&#8217;AMERICA&#8221; di M. Di Mauro</title>
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				<pubDate>Sat, 04 Jul 2020 08:35:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Be Blog]]></category>
		<category><![CDATA[america]]></category>
		<category><![CDATA[battagliaedizioni]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Corriere]]></category>
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		<category><![CDATA[italians]]></category>
		<category><![CDATA[michele di mauro]]></category>
		<category><![CDATA[Servegnini]]></category>

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				<description><![CDATA[<p>UNITED COLOR OF AMERICA di Michele Di Mauro Mercoledì quattro settembre, prima ora. Dopo settantotto giorni, quindici ore e quaranta minuti di inerzia scandita da pomeriggi dilapidati davanti a Youtube, feste notturne, storie social, vacanze con la famiglia nelle spiagge bianche della Carolina, caraffe di CocaCola e cestini di popcorn sgranocchiati nei multisala di Cinemark movie [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com/2020/07/04/estratto-be-united-color-of-america-dal-libro-hey-sembra-lamerica-di-m-di-mauro/">ESTRATTO BE &#8211; UNITED COLOR OF AMERICA &#8211; dal libro &#8220;HEY SEMBRA L&#8217;AMERICA&#8221; di M. Di Mauro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com">Battaglia Edizioni</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;" align="JUSTIFY"><strong>UNITED COLOR OF AMERICA</strong></p>
<p align="JUSTIFY">di Michele Di Mauro</p>
<p align="JUSTIFY">Mercoledì quattro settembre, prima ora. Dopo settantotto giorni, quindici ore e quaranta minuti di inerzia scandita da pomeriggi dilapidati davanti a Youtube, feste notturne, storie social, vacanze con la famiglia nelle spiagge bianche della Carolina, caraffe di CocaCola e cestini di popcorn sgranocchiati nei multisala di Cinemark movie Bistrot di Charlotte, la classe si presenta in <i>recovery mode</i>. Nel frattempo, io, come se niente fosse, cerco di imporre una marcia forzata sull’ablativo strumentale mentre i miei occhi traballanti fanno a pugni con la cacofonia di colori che mi si para davanti.</p>
<p align="JUSTIFY">Prima fila. Kenzie indossa una magliettina a maniche corte che restituisce generose porzioni di carne. La scritta al centro è fucsia con brillantini dorati e recita un laico: <i>Jesus saves, I spend</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla sua sinistra Amira indossa un <i>hijab</i> azzurro che le copre capelli e guance perfettamente intonato con i pantaloni turchesi.</p>
<p align="JUSTIFY">Secondo tavolo, Alex, un ragazzone che peserà un quintale per un metro e novanta indossa la divisa bianca di football della scuola con vistose chiazze di cibo frammiste a terriccio ed erba strusciata, jeans tutt’altro che immacolati e ciabatte da piscina nere con calzini bianchi.</p>
<p align="JUSTIFY">A chiudere la fila c’è Sarah, pelle diafana, volto emaciato, una maglietta nera che mette in risalto le costole come se fossero scalini a pioli e una scritta che recita: <i>Hell on earth</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Chissà, forse una metafora di questa giornata.</p>
<p align="JUSTIFY">Seconda fila, primo banco, quello di Seth, vuoto.</p>
<p align="JUSTIFY">Al suo fianco Pajr indossa un turbante arancione che mette in risalto il naso aquilino e la pelle olivastra, jeans scuri e una camicia bianca con bottoni dorati.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla sua sinistra Sam, un ragazzo di colore, indossa la divisa viola dei Baltimore Ravens, la squadra di football di Baltimora. Peccato che tra tutte le magliette ha comprato quella di Ray Rice, giocatore radiato dalla NFL per aver massacrato di botte la moglie in un ascensore del casinò di Atlantic City in New Jersey.</p>
<p align="JUSTIFY">A chiudere la fila Angella con due elle, una ragazza asiatica. Maglietta fucsia che recita un pragmatico: <i>Eat, sleep repeat</i>, capelli viola tendenti al fucsia, mini-shorts e infradito.</p>
<p align="JUSTIFY">Terza ed ultima fila, la boscaglia dei ribelli. Al primo banco sulla destra siede Precious, presidentessa dell’<i>African American Association</i> della scuola. Capelli afro, un paio di occhiali a specchio anni Settanta, una maglietta nera che riporta la scritta fluorescente: <i>Maybe she’s born with it&#8230; maybe it’s MELANIN</i>.</p>
<p align="JUSTIFY">Alla destra di Precious siede Uriah Moore, presidente dell’associazione ebraica della scuola. Indossa un completo gessato con camicia bianca e un <i>kippah</i> di velluto nero in testa. Alla sinistra di Precious c’è Priscilla Bateman, presidentessa del <i>Teta Kappa Delta</i>, English Honor society. Capelli rossi raccolti in uno <i>chignon</i>, occhiali neri spessi, anche se secondo me non sono reali occhiali da vista ma da rappresentanza, cardigan acqua e jeans chiari slavati.</p>
<p align="JUSTIFY">Chiude la fila Destiny, presidentessa delle varsity <i>cheerleaders</i>. Leggins aderenti, stivaletti di camoscio chiaro, decisamente invernali, maglietta leggera di flanella, senza scritte. È una calda mattinata di settembre, fuori ci saranno come minimo trenta gradi. Secondo me i piedi di Destiny staranno bollendo in quelle camere iperbariche di camoscio.</p>
<p align="JUSTIFY">Il ripasso sull’ablativo strumentale procede in <i>sync</i> mode quando la porta si apre di schianto. È un ragazzo confuso, sudato, trafelato.</p>
<p align="JUSTIFY">Mi stropiccio gli occhi mentre cerco di mettere a fuoco, poi li stropiccio ancora incredulo. Tutto vero. Indossa un pigiama di flanella azzurro, scarpe da tennis e una zazzera di capelli arruffati.</p>
<p>«E tu dovresti essere Seth» esordisco con fare pedante.</p>
<p>«E Lei Mr. D» Replica il ragazzo, «piacere…» aggiunge.</p>
<p>«Non è che hai dimenticato di fare qualcos’altro?» Provo a insistere. Seth mi fissa per trenta secondi buoni, poi caccia dalle tasche un foglietto spiegazzato: «Ha ragione&#8230; La giustifica, tenga&#8230;»</p>
<p>«Veramente mi riferivo al&#8230; pigiama&#8230;» «Ah, quello. Beh, ero in super ritardo così ho pensato di fare il prima possibile, perché? È un problema?»</p>
<p align="JUSTIFY">Fosse successo in Italia, avrei probabilmente improvvisato un monologo sdegnato alla Cicerone del tipo <i>Quoùsque tàndem abutère, Catilìna, patièntia nostra?</i> &#8211; <i>Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza?</i>&#8211; Qui in America temo che Seth sia sincero e poi in segreteria verrebbe redarguito da Mr. Malone, il vice preside che stamattina nell’atrio indossava un papillon arancione elettrico.</p>
<p align="JUSTIFY"> «Vabbè ho capito, non lo faccio più&#8230;» chiosa Seth conciliante andando a sedersi a fianco a Pajr.</p>
<p align="JUSTIFY">Riprendo la lezione. North Carolina, ore otto e venti, ablativo strumentale&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Priscilla si alza dal fondo dell’aula e ancheggia con fare sinuoso, si avvicina alla cattedra e mi pianta due occhi di ghiaccio in faccia. La fisso confuso. Priscilla non parla per un altro secondo buono, poi bisbiglia piano piano, sempre fissandomi dritto negli occhi «Mr.D &#8230; <i>your zipper is down.» </i>Poi fa una faccia, come una smorfia complice, come a dire: oops&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY">Abbasso gli occhi e mi accorgo che ha ragione: la patta dei pantaloni è abbassata&#8230;</p>
<p align="JUSTIFY"> Fosse successo in Italia, avrei subito pensato a un gesto di insubordinazione…</p>
<p align="JUSTIFY">«<i>De gustibus non disputandum est</i>&#8230; sui gusti non si può discutere…» dico sorridendo tra me e me.</p>
<p align="JUSTIFY">A questo punto Uriah alza la mano contrariato: «questo non è ablativo strumentale, è ablativo argomentativo, giusto professore?»</p>
<p align="JUSTIFY">Martedì quattro settembre, prima ora del primo giorno di scuola. Giro gli occhi verso Sarah che dal canto suo mi guarda con fare annoiato.</p>
<p align="JUSTIFY"> <i>Hell on earth</i>. Chissà, forse una metafora di questa giornata.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com/2020/07/04/estratto-be-united-color-of-america-dal-libro-hey-sembra-lamerica-di-m-di-mauro/">ESTRATTO BE &#8211; UNITED COLOR OF AMERICA &#8211; dal libro &#8220;HEY SEMBRA L&#8217;AMERICA&#8221; di M. Di Mauro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com">Battaglia Edizioni</a>.</p>
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		<title>Intervista all&#8217;autore BE &#8211; Stefano Ravaglia</title>
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				<pubDate>Wed, 01 Jul 2020 06:38:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>1. Ciao Stefano, presentati a chi non ti conosce, chi sei… Sono una persona perennemente in lotta con la vita. Di mestiere faccio tutt&#8217;altro, ma la scrittura e il giornalismo sono il mio vero campo, dove metto cuore e passione. Per cui combatto per far emergere ciò che voglio fare veramente, purtroppo ho il difetto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com/2020/07/01/intervista-allautore-be-stefano-ravaglia/">Intervista all&#8217;autore BE &#8211; Stefano Ravaglia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com">Battaglia Edizioni</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p><b>1. Ciao Stefano, presentati a chi non ti conosce, chi sei… </b></p>
<p align="JUSTIFY">Sono una persona perennemente in lotta con la vita. Di mestiere faccio tutt&#8217;altro, ma la scrittura e il giornalismo sono il mio vero campo, dove metto cuore e passione. Per cui combatto per far emergere ciò che voglio fare veramente, purtroppo ho il difetto di essere un po&#8217; competitivo, ma questo ti aiuta anche a dare sempre il massimo in una cosa che ti piace. Sono stato tifoso sugli spalti in giro per tanti stadi, ma amo il calcio nella sua pienezza, nel tempo ho imparato ad andare oltre ai colori di un solo club. Il calcio è una cosa troppo grande per non incuriosirsi anche al di fuori della propria squadra.</p>
<p><b>2. Che cosa significa per te raccontare il calcio?</b></p>
<p align="JUSTIFY">Significa distaccarsi dai modelli odierni: calciomercato, gossip o a che ora si è svegliato Ronaldo. Il calcio è un libro aperto, colmo di storie da raccontare, soprattutto quelle meno note. Molti si dicono appassionati, ma poi non hanno mai letto &#8220;Febbre a 90&#8221;. Esiste una cultura calcistica che va al di là anche della solita filastrocca dei calciatori milionari. Il pallone non ruota solo intorno ai soldi, ma come lo sport in generale è metafora della vita. Tenere vive queste storie deve servire a far capire che il calcio è molto di più che un cospicuo conto in banca. E che i calciatori alla fine sono uomini come noi.</p>
<p><b>3. Da dove nasce l&#8217;idea di scrivere<i> Lettere da Liverpool</i>?</b></p>
<p align="JUSTIFY">In realtà ce l&#8217;ho in testa da anni. Dovessi dare una data, credo il 2016, nei giorni di una trasferta ad Anfield per Liverpool-West Ham. Dovevo scrivere qualcosa su una realtà così grande. Poi, si sa, impegni e circostanze varie tendono a far procrastinare il tutto. Alla fine del 2018, con il Liverpool in piena corsa in Premier e in Champions League, che poi vincerà, ho ritirato fuori dal cassetto due o tre articoli che avevo parcheggiati, ricavandone un libro. L&#8217;entusiasmo di quel Liverpool di Klopp è stata la benzina per far nascere il libro, che è venuto fuori in poco tempo.</p>
<p><b>4. Lo stadio di Anfield è il tempio del Liverpool. Che atmosfera si respira?</b></p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;atmosfera di oggi è diversa rispetto a trenta o quarant&#8217;anni fa, in epoca precedente alla Premier League. Non ci sono parole per descrivere la magnificenza di quell&#8217;impianto, anche se gli stadi inglesi di oggi hanno perso molto del loro fascino: tutto più composto e teatrale. Ma a me non importa, il fascino di quello stadio è inattaccabile. Poi ci sono cose che vanno al di là: mentre sei in fila per prendere un panino, puoi iniziare a parlare con un paio di tifosi che non conosci, come è capitato recentemente a me. E fuori da Anfield, quando arriva il pullman, tutta la gente del Liverpool è in massa ai bordi delle strade che accende fumogeni rossi, scortando il mezzo al suo ingresso allo stadio. Come dico sempre, è una chiesa laica dove al suo interno si radunano i fedeli per la messa.</p>
<p><b>5. Raccontaci un episodio del libro che ti piace particolarmente e perché</b></p>
<p align="JUSTIFY">Il Liverpool è Bill Shankly, per cui il capitolo che ho scritto con più soddisfazione è stato quello a lui dedicato. Un uomo incredibile, troppo spesso dimenticato nella storia del pallone e non capisco il perché. Lo &#8220;Spirit of Shankly&#8221; è uno dei più importanti club del Liverpool, tanto per far capire che spessore abbia questo personaggio. E un altro episodio bello è stato l&#8217;incontro di cui parlo nel libro con Paul Moran: suo padre Ronnie è stata un&#8217;autentica bandiera del club per ben 49 anni! E&#8217; stato giocatore, vice allenatore, fisioterapista, e molto altro. Una istituzione. Con Paul ci siamo incontrati a Liverpool e abbiamo passato un&#8217;ora bellissima a parlare. O meglio, parlava lui: scatenato, raccontava un sacco di aneddoti relativi a suo padre e mi raccontava della sua maniacale passione per il calcio. Con un padre così non poteva essere altrimenti.</p>
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		<title>ESTRATTO BE &#8211; da &#8220;HEY, SEMBRA L&#8217;AMERICA&#8221; di Michele Di Mauro</title>
		<link>https://www.battagliaedizioni.com/2020/06/25/estratto-be-dal-libro-di-hey-sembra-lamerica-di-michele-di-mauro/</link>
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				<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 08:51:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
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				<description><![CDATA[<p>LIVE BY THE SUN LOVE BY THE MOON di Michele Di Mauro «Dammi cento baci… e poi mille… e poi cento… e poi ancora mille» La classe mi ascolta in airplane mode mentre imploro il carme 5 di Catullo, quello sui baci. Ho preparato la lezione con la supponenza tipica di chi crede di sapere tutto sugli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com/2020/06/25/estratto-be-dal-libro-di-hey-sembra-lamerica-di-michele-di-mauro/">ESTRATTO BE &#8211; da &#8220;HEY, SEMBRA L&#8217;AMERICA&#8221; di Michele Di Mauro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com">Battaglia Edizioni</a>.</p>
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								<content:encoded><![CDATA[<p align="CENTER"><span lang="en-US"><b>LIVE BY THE SUN LOVE BY THE MOON </b></span></p>
<p align="CENTER"><span lang="en-US"><b>di Michele Di Mauro</b></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">«Dammi cento baci… e poi mille… e poi cento… e poi ancora mille»</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">La classe mi ascolta in </span><span style="color: #181818;"><i>airplane</i></span><span style="color: #181818;"> mode mentre imploro il carme 5 di Catullo, quello sui baci. Ho preparato la lezione con la supponenza tipica di chi crede di sapere tutto sugli adolescenti. Una poesia sui baci, l’amore, l’opportunità, lo scontro generazionale, di sicuro agli studenti piacerà.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;"><i>In media res </i></span><span style="color: #181818;">mi accorgo che è un disastro.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">I baci di Catullo sono ormai migliaia ma la classe non è impressionata; Kenzie sbadiglia, Precious si stacca le pellicine dalle unghie, Alex dorme a occhi aperti. Dal loro americanissimo punto di vista, tutti questi baci sono sciocchezze puerili; inutili come un gol della bandiera, una pacca sulle spalle, una medaglia di bronzo, un </span><span style="color: #181818;"><i>penny</i></span><span style="color: #181818;"> sul ciottolato davanti alla Silvana High. Nella vita l’importante non è baciare… Nella vita l’importante è…</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Mi fermo di colpo, stuzzicato da un’idea o forse solo da una suggestione. Vado al computer, apro Google. La classe si prepara al peggio.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">«Ragazzi,» dico quasi sovrappensièro, con gli occhi fissi sul monitor, «lo sapevate che quando ci baciamo, ci scambiano 9 millilitri di acqua, 0,7 milligrammi di proteine, 0,18 mg di composti organici, 0,71 mg di grassi e 0,45 mg di cloruro di sodio, insieme a 10 milioni al miliardo di batteri. Tra l’altro molti organismi patologici possono essere trasmessi attraverso il contatto bocca a bocca, compresi quelli che causano raffreddori e altri virus respiratori, herpes simplex, tubercolosi, sifilide e streptococco…»</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">La classe si scrolla la noia dalle spalle ed entra in </span><span style="color: #181818;"><i>backup</i></span><span style="color: #181818;"> </span><span style="color: #181818;"><i>mode</i></span><span style="color: #181818;">. Gli americani sono affascinati dai dati scientifici e ossessionati dall’igiene personale. Nella ferma convinzione che </span><span style="color: #181818;"><i>scientia potentia est</i></span><span style="color: #181818;"> e che il prossimo sia sempre un tantino più infetto e un po’ meno sterilizzato di noi, l’</span><span style="color: #181818;"><i>hand sanitizer</i></span><span style="color: #181818;"> è ormai diventato indispensabile come le mutande. Quando si danno la mano, un secondo dopo, quasi impercettibilmente, si puliscono con delicatezza il dorso e il palmo sulle maniche della giacca; quando la situazione impone di abbracciarsi, se proprio non possono farne a meno, mirano a toccare lembi di stoffa del vestito piuttosto che lembi di pelle.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Adesso molti storcono il naso ripensando all’ultima volta in cui la loro lingua adolescenziale ha scandagliato i fondali della bocca di un coetaneo in cerca di affetto.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Continuo a leggere facendo finta di non aver avvertito un cambiamento d’umore nell’aula: «Nella sua forma più semplice, il bacio è un comportamento di accoppiamento, codificato nei nostri geni. Condividiamo la stragrande maggioranza di questi geni con le specie di mammiferi, ma solo gli umani (e occasionalmente i nostri parenti primati come scimpanzé e bonobo) si baciano.»</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Alzo gli occhi dal monitor e mi ritrovo davanti una sventagliata di facce attente, disgustate, inchiodate dalle parole.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">I miei alunni agiscono seguendo un ordine logico che mira all’essenziale. L’occhio non vuole la sua parte, vuole che funzioni. Come tanti piccoli astronauti di Cape Canaveral, non hanno il sentimento cavalleresco di Astolfo che raggiunge la luna alla ricerca del senno di Orlando, né quello di Leopardi che interroga una luna indifferente alle sorti umane. I filosofi ragionano della luna, i poeti cantano della luna, i miei alunni e gli astronauti pragmaticamente allunano.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Un grande balzo per la razza umana, non per la sua </span><span style="color: #181818;"><i>Humanitas</i></span><span style="color: #181818;">.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">La classe adesso prende appunti, interrogandosi sul perché baciamo e se sia davvero indispensabile; sul perché un uomo vissuto tra l’ottantaquattro e il cinquantaquattro avanti Cristo non abbia trovato niente di meglio da fare che scrivere e spiegare dell’importanza di un bacio. Dal loro punto di vista tutto ha più dignità letteraria di un bacio; la conquista della Gallia ha una sua dignità, il processo contro Catilina che minava le sorti della repubblica ha una sua dignità, le guerre civili hanno una loro dignità; perfino la follia di Lucrezio ha un suo perché. Ma i baci tra Clodia e Catullo beh…</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;"><i>Amantes amentes…</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Chissà, magari stanno vagliando l’ipotesi di un </span><span style="color: #181818;"><i>upgrade </i></span><span style="color: #181818;">eliminando i baci dalle loro esistenze.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Il </span><span style="color: #181818;"><i>monòtono</i></span><span style="color: #181818;"> beep </span><span style="color: #181818;"><i>monotòno</i></span><span style="color: #181818;"> sancisce la fine dell’ennesima battaglia. Gli studenti, simili a uno stormo di uccelli infastidito da un rumore improvviso, si alza in ordine sparso e vola via. Tutti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Tranne Priscilla Bateman, che rimane sul puff a scrivere fitto sul foglio.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Compilo il registro elettronico, controllo le email: abbiamo un collegio docenti straordinario in biblioteca tra un quarto d’ora. Rialzo la testa, Priscilla è ancora lì, la testa china sul foglio. </span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">«Priscilla, tutto bene?»</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Priscilla alza la testa e vengo trafitto da due occhi grigi e mesti. Non guarda me, si limita a fissare un punto imprecisato dietro le mie spalle, poi riabbassa la testa e riprende a scrivere.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">«Non vogliamo essere come i vecchi della poesia, che alla fine della loro vita, in un moto di rabbia e dolore, guardano i giovani che gli sbattono in faccia la loro sterminata lista di opportunità.»</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Priscilla sospira passandosi una mano sulla fronte, senza trovare il coraggio di guardarmi, poi alza la testa lentamente, come a fissare un punto non meglio precisato tra la mia spalla e la finestra che dà su White Oak; sta per dire qualcosa, ma forse cambia idea, e allora riabbassa gli occhi grigi e mestissimi sul foglio.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">«Questa breve luce finirà, e allora ci toccherà dormire una lunga notte eterna… </span><span style="color: #181818;"><i>nox est perpetua una dormienda</i></span><span style="color: #181818;">.» Bisbiglio sopraffatto dalle parole, un impercettibile tremito, come un desiderio disperato di sentirmi meno solo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;"><i>Davvero è funesto a chi nasce il dì natale?</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Priscilla si alza di scatto riemergendo senza fiato dal fondale di un oceano blu acciaio, profondissimo, e mi pianta gli occhi grigi in faccia come due coltelli baluginanti.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Fare l’insegnante.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Indugiare al termine di una lezione per parlare di filosofia con un’alunna in cerca di risposte che non ho.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Fare l’insegnante.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Ma come lo spieghi a chi non ha mai…</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Priscilla allunga una mano dietro all’orecchio destro, scosta delicatamente una ciocca di capelli rossi finissimi e raccoglie l’</span><span style="color: #181818;"><i>air pod,</i></span><span style="color: #181818;"> poi ripete l’operazione con l’orecchio sinistro, li ripone nella scatoletta bianca, con infinita dolcezza, come se fossero due reliquie di san Marco – protettore dell’udito e degli apparecchi –</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Ora il suo sguardo riacquista colore: «Ma… è suonata?» Domanda con fare distratto.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">«Chi…?» Replico a metà strada tra il confuso e il sarcastico.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">«La campanella. Non c’è più nessuno… stavo… stavo… stavo…» Poi si gira e se ne va.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;">Fare l’insegnante… ecco, magari questo a chi non è insegnante non lo raccontiamo.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #181818;"><i>Se l’umanità del futuro sarà un esercito disciplinato di creature asettiche, cervelli elettronici, Neil Armstrong è già il futuro. Niente lo interessa fuorché volare, conoscere le macchine che servono a volare. Niente lo seduce fuorché la tecnica necessaria ad andare sulla Luna, e la Luna stessa per lui non è che uno strumento per applicare quella tecnica.</i></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="color: #686868;">Oriana Fallaci. Da, Quel giorno sulla luna, 1970.</span></p>
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		<title>Intervista all&#8217;autore BE &#8211; Michele Di Mauro</title>
		<link>https://www.battagliaedizioni.com/2020/06/22/intervista-allautore-be-michele-di-mauro/</link>
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				<pubDate>Mon, 22 Jun 2020 07:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Be Blog]]></category>
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		<category><![CDATA[hey sembra l'america]]></category>
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				<description><![CDATA[<p>Ciao Michele, presentati a chi non ti conosce, raccontaci chi sei… Papà italiano e mamma americana, sono cresciuto in Italia dove ho insegnato per una quindicina d’anni in diversi licei e scuole superiori. Poi a trentasei anni io e Giovanna, mia moglie, anche lei insegnante, abbiamo mollato tutto e ci siamo trasferiti in Maryland con [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com/2020/06/22/intervista-allautore-be-michele-di-mauro/">Intervista all&#8217;autore BE &#8211; Michele Di Mauro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com">Battaglia Edizioni</a>.</p>
]]></description>
								<content:encoded><![CDATA[<ol>
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Ciao Michele, presentati a chi non ti conosce, raccontaci chi sei…</strong></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Papà italiano e mamma americana, sono cresciuto in Italia dove ho insegnato per una quindicina d’anni in diversi licei e scuole superiori. Poi a trentasei anni io e Giovanna, mia moglie, anche lei insegnante, abbiamo mollato tutto e ci siamo trasferiti in Maryland con i nostri figli. Adesso insegno latino in una scuola superiore e italiano e latino come adjunct instructor presso un’università vicino a Baltimora. Viviamo una vita scandita dai ritmi della scuola e della famiglia. Per il resto lunghe passeggiate nei boschi e tanta scrittura e lettura.</p>
<ol start="2">
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Nel tempo libero scrittore e blogger, di professione insegnante: che cosa significa per te insegnare?</strong></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Insegnanti si diventa poco alla volta. Si inizia portandosi dietro modelli reali o fittizi imparati tra le pagine dei libri, tra i film, per poi scoprire un giorno alla volta che l’insegnamento è per il novanta per cento un lavoro di relazioni umane e per il resto burocrazia, riunioni e correzioni di compiti in classe. Si fa un gran parlare di scuola, tutti sembrano sapere come e cosa fare, ma poi alla fine, come scrivo anche in una delle mie storie:</p>
<p align="JUSTIFY">‘<i>Tutti, ma proprio tutti, insegnanti compresi, ritengono che fare l’insegnante sia un lavoro da sfigati.’ </i></p>
<p align="JUSTIFY">Ecco, il mio libro in un certo senso vuole restituire dignità a questo mestiere. In questo sono come Mr. D, il protagonista del libro, quando dice:</p>
<p align="JUSTIFY">‘<i>Sono un insegnante mai cresciuto. Ho abdicato alla vita adulta confondendomi tra gli adolescenti. Nascondermi tra i banchi di scuola nell’illusione che i miei alunni possano invecchiare al posto mio, nella speranza di accorgermi tutto d&#8217;un tratto di essere diventato vecchio senza essere invecchiato.’</i></p>
<ol start="3">
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Da dove nasce l&#8217;idea del libro <i>Hey, sembra l&#8217;America</i></strong></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">Nel mese di giugno del 2019 ho cominciato a scrivere una serie di storie ispirate agli avvenimenti che vedevo e vivevo quotidianamente nella mia scuola. Una storia a settimana, ogni domenica sera ora americana, o lunedì mattina in Italia. Poi, un mese alla volta, mi ero accorto che non solo amici e parenti, ma anche lettori della rete avevano cominciato a leggere le mie storie. Prima cento, poi duecento, poi settecento… Così, durante le vacanze per la Festa del Ringraziamento ho scritto una e-mail a Beppe Severgnini. Ricordo ancora che era un venerdì sera, avevo appena finito di aggiustare la storia <i>American Education week </i>e poi verso mezzanotte avevo scritto due righe senza troppe speranze. La mattina seguente avevo trovato la sua risposta, pacata e incoraggiante. In sostanza mi consigliava di pubblicare la mia lettera su Italians del Corriere della Sera e di provare a trovare un editore per pubblicare le mie storie. Detto, fatto. Ho mandato il libro a tre case editrici, due mi hanno risposto, tra cui BE.</p>
<ol start="4">
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>L&#8217;America vera è quella che ci rappresentano oppure c&#8217;è un&#8217;altra America che non conosciamo?</strong></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">L’America è un paese a cui tutti guardano con la lente deformata e deformante della televisione, dell’economia, della letteratura. Nella storia ‘Yes we can, make America great again’ a modo mio ho anche provato a spiegarla:</p>
<p align="JUSTIFY">L’ America non ha mai tradito il suo inguaribile ottimismo, l’ha solo metabolizzato e messo in un vasetto di plastica per poi farlo invecchiare con malinconica nostalgia. L’ottimismo è rimasto nel fondo del vasetto che però col tempo è ingiallito e ha perso freschezza, come un Michael Jackson che muore in un sonno indotto, o un Prince che spira soffocato dagli antidolorifici. Giusto un attimo prima di invecchiare.</p>
<p align="JUSTIFY">Da queste parti, ogni sera, dalle sette alle otto, canali televisivi locali si ostinano a trasmettere <i>La ruota della fortuna </i>e <i>Ok il prezzo è giusto </i>e qualcuno si ostina a guardarli illudendosi che nulla sia veramente cambiato. Nelle radio le <i>hit</i> del momento convivono accanto ai vari <i>I like Chopin </i>dei Gazebo o <i>Hungry like the wolf</i> dei Duran Duran.</p>
<p align="JUSTIFY">Gigi Sabani e Mike Buongiorno in Italia sono morti, qui i loro fantasmi americani si trascinano pigramente, rassicuranti come una vecchia macchina <i>vintage</i>. È il vecchio che avanza, o il nuovo che arretra. Così, come si esce dalle grandi metropoli, si torna di colpo indietro nel tempo. A seconda delle latitudini ci si ritrova nei megapixel colorati degli anni Ottanta, tra i flipper psichedelici degli anni Settanta, tra le macchine cromate degli anni Cinquanta. È come se la gente da un lato fosse affascinata dall’innovazione a tutti i costi, ma dall’altra avesse seri problemi nel buttare via ciò che di buono c’è stato. Perfino al ristorante a fine pasto il cibo avanzato si porta a casa per riporlo in frigo e lasciarlo lì; ma non per mangiarlo, solo per non tagliare il cordone ombelicale con le sensazioni della serata, come se fosse davvero possibile racchiudere la gioia di una serata in un <i>doggy bag</i>, un sacchetto per gli avanzi.</p>
<p align="JUSTIFY"><i>Make America Great again</i> forse vuol dire proprio questo: quel fiore putrido ha ancora un odore dolciastro, una fragranza del tempo che fu, basta chiudere gli occhi e riporlo in un <i>doggy bag</i>.</p>
<ol start="5">
<li>
<p align="JUSTIFY"><strong>Raccontaci un episodio del libro che ti piace particolarmente e spiegaci il perché</strong></p>
</li>
</ol>
<p align="JUSTIFY">La mia storia preferita è <i>Nostalgia.</i> L’ho scritta tra il nove e il dieci novembre del duemila diciannove e racconta di una persona a cui sono rimasto molto legato. Ricordo che quel lunedì mattina, quando ho aperto il computer per rileggerla, sapendo cosa avrei dovuto scrivere la settimana seguente, ho cominciato a piangere. La storia mi piace anche dal punto di vista narrativo, sa di prosa, ma spesso scivola nel lirismo pur mantenendo un sottilissimo equilibrio tra delicatezza e leggerezza che non risulta mai ridondante. Tutto il racconto ruota attorno alla poesia <i>nevicata</i> di Giosuè Carducci, una poesia sull’amicizia, sulla brevità della vita e sulla morte.</p>
<p>‘<i>Picchiano uccelli raminghi a&#8217; vetri appannati: gli amici</i><i><br />
</i><i>spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.’</i></p>
<p align="JUSTIFY">Versi che io ho messo in prosa così:</p>
<p align="JUSTIFY"><i>«Ma a quei ragazzi dirai la verità?» Lo interrompo senza voltarmi, senza fissarlo negli </i><i>occhi.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>Due orioles gialli e neri beccano tra il fogliame mimetizzandosi tra la vegetazione.  </i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>«In che senso?» domanda Rizzo.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>Gli orioles volano verso la finestra e picchiano delicatamente ai vetri appannati, guardano e chiamano me, o forse officer Rizzo. </i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>«Nel senso che se dovesse succedere qui da noi&#8230; tu ci proteggerai&#8230; perché ci sarai, vero?»</i></p>
<p align="JUSTIFY"> <i>Una camionetta dei pompieri sfreccia sull’asfalto sferzando l’aria. Gli orioles, con un rapido frullare d&#8217;ali si dileguano nel cielo indaco portandosi via la mia domanda.</i></p>
<p align="JUSTIFY"><i>Quando mi volto, officer Rizzo non c’è più. </i></p>
<p align="JUSTIFY">Raramente mi è riuscito di scrivere una pagina così cristallinamente precisa al primo tentativo; nel processo di scrittura, quando cerchiamo di trasferire i nostri pensieri sul foglio, c’è sempre un processo entropico, come se l’idea originale perdesse parte della sua purezza nel passaggio dalla mente al foglio. Chissà… forse anche per questo Pier Paolo Pasolini alla fine del Decameron dice: ‘Perché realizzare un’opera quando è così bello sognarla soltanto.’</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com/2020/06/22/intervista-allautore-be-michele-di-mauro/">Intervista all&#8217;autore BE &#8211; Michele Di Mauro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.battagliaedizioni.com">Battaglia Edizioni</a>.</p>
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		<title>Una formalità (racconto) &#8211; di Michele Di Mauro</title>
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				<pubDate>Sun, 19 Apr 2020 17:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Battaglia]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Be Blog]]></category>
		<category><![CDATA[baltimora]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[excathedra]]></category>
		<category><![CDATA[michele di mauro]]></category>
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								<content:encoded><![CDATA[<p>Just give me one thing that I can hold on to<br />
To believe in this living is just a hard way to go<br />
<em>(John Prine, Angel from Montgomery)</em></p>
<p>La prima cosa che avevo visto era stata il soffitto dell’ospedale. Avevo saggiato con i polpastrelli la consistenza ruvida e avevo tastato con la punta della lingua l’odore di varechina delle lenzuola bianche, poi avevo tentato di girarmi. Una fitta al torace mi aveva fatto desistere da quel tentativo. Era come se avessi avuto una lancia conficcata nel costato che mi trapassava da parte a parte. Avevo cessato di compiere ogni movimento cominciando a dosare anche la frequenza dei respiri e puntellando gli occhi al soffitto.<br />
Fuori era buio. La stanza era illuminata solo da una luce fioca che giungeva da sinistra e si disperdeva tenue lungo il soffitto. Era buio ma non era notte, piuttosto un freddo pomeriggio di fine inverno o inizio primavera, da tazza di tè caldo con biscotti e limone a parte. Ero rimasto immobile a lungo. Forse mi ero anche appisolato, sognando convulsamente il traffico della Interstate 95 che tagliava in due Baltimora.<br />
Poi, ancora intorpidito dal dormiveglia avevo deciso di ritentare l’operazione: avevo raccolto le energie e avevo cominciato a girare lentamente il collo verso sinistra finché non ero riuscito ad appoggiare completamente la guancia sul cuscino. A fianco del letto c’era una sedia, sulla spalliera la giacca di Cheryl, poco più in là una porta che dava su un corridoio illuminato. Se non altro avevo capito da dove arrivava la luce fioca che illuminava la stanza. Avevo raccolto le energie e avevo cominciato a girare lentamente il collo per raggiungere con lo sguardo il lato sinistro della stanza. Era stata un’operazione lunga e dolorosa. Ero ripassato con lo sguardo lungo il soffitto e avevo cominciato a scendere lentamente. Su quel lato c’era una finestra abbastanza ampia. Del sole neppure l’ombra, in compenso pioveva… una pioggia atlantica, sbatacchiata qua e là da un vento freddo che bagnava la vetrata con maggiore intensità nella parte in basso a destra.<br />
Avevo drizzato le orecchie come un segugio. Percepivo nel crepuscolo rischiarato dai colpi di neon il bisbiglio di un paziente che sussurrava parole rade e sconnesse intervallandole a singhiozzi soffocati. Non riuscivo a distinguere le singole parole, ma solo il loro tenore. Era un sospiro tenue che fluttuava nell’aria, una specie di monologo rantolato e spezzato da violenti colpi di tosse. Poi il bisbiglio era cessato e la stanza era ripiombata nel silenzio.<br />
Avevo fatto ricorso a tutta la mia determinazione e avevo girato nuovamente la testa verso sinistra len-ta-men-te. E mi ero trovato faccia a faccia con Cheryl.</p>
<p>Indossava una tuta verde e una mascherina che le copriva il viso. Ci eravamo guardati, restando in silenzio. Io immaginando il contorno del suo viso, lei fissando la finestra bagnata dalla pioggia. Affilato. Tutto in lei era affilato. Affilato il taglio dei capelli, d’un biondo cinerino, affilato il taglio degli occhi impenetrabili e sfuggenti, affilato il naso, forse un po’ troppo lungo per quel visino. Affilata sì… ma ancora bella. Pareva vivesse i suoi trent’anni con un tocco sbarazzino, nonostante i problemi, le discussioni che spesso sfumavano in litigi, le spese. Pareva che tutte le avversità che la vita ci aveva vomitato addosso avessero per reazione illuminato la sua bellezza conferendole maggior dignità. O forse no… perché i segni dei troppi caffè, dei mille pensieri, delle troppe poche ore di sonno, delle mille discussioni erano facilmente riconoscibili negli occhi troppo dilatati, forse stanchi, nelle borse appena accennate che ne disegnavano il contorno e nelle rughe impercettibili che cominciavano a farsi strada lungo il contorno della bocca e appena sotto le palpebre.<br />
–Come stai?- Mi aveva domandato d’improvviso rompendo un silenzio privo di significati.<br />
Come devo stare? Avevo tentato di rispondere, ma quando avevo raccolto il respiro per spingerlo lungo la trachea, una fitta lancinante mi aveva strozzato la voce in gola.<br />
Ero rimasto in silenzio. Fissandola. Senza parlare.<br />
Nell’altra stanza il rantolo del fantasma aveva ripreso a mugugnare con quel tono baritonale mentre fuori dalla finestra il cielo si era aperto, un cielo traboccante di promesse che rifulgeva di cirri di porpora e d’oro.</p>
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