Miraggi di memoria. Come confutare Dylan Thomas

Miraggi di memoria. Come confutare Dylan Thomas

Articolo di Emiliano Ventura

Da poco è trascorso il 10 luglio, la data riportata al 1887 è la nascita di Corto Maltese, così come l’ha indicata il suo creatore Hugo Pratt. Non si nasce mai una sola volta così come non è unica la morte, con buona pace dei versi di Dylan Thomas «dopo la prima morte non ce n’è un’altra». Molte volte si nasce e si muore, nell’arco di una vita, ancor di più per i personaggi letterari. Una legge non scritta che, evidentemente, ben conosce Marco Steiner, stretto collaboratore e amico di Pratt.

A lui dobbiamo la straordinaria occasione di tornare a leggere di Corto Maltese, non ha smesso di nascere il marinaio, così come non era veramente morto.

C’è Una ballata del mare salato, l’epopea di immagini e parole in cui appare Corto Maltese per la prima volta, nel 1967 ed è narrata e illustrata da Hugo Pratt. Poi c’è Corto Maltese. Una ballata del mare salato, il romanzo scritto da Pratt e da Marco Steiner tra il ’94 e il ’95, edito da Einaudi prima che morisse il disegnatore. L’altro romanzo Corto Maltese. Corte sconta detta arcana è stato scritto per la maggior parte da Marco Steiner ed esce nel 1996, sempre per Einaudi.

Naturalmente tra il fumetto del 1967, Una ballata…, e il romanzo del 1995, Corto Maltese Una ballata…, ci sono delle evidenti differenze. Quest’ultimo infatti non inizia non con il catamarano che incrocia i naufraghi, Cain e Pandora, con la voce dell’oceano pacifico e con Corto legato a ‘croce’ e abbandonato alla deriva. Il primo capitolo è tutto dedicato al giovane Maltese, alle stradine di Cordoba, all’ascolto della canzone Petenera, che si dice porti sfortuna, alla reazione di Corto alla notizia di non avere una linea della fortuna sulla mano, e allora la incide da sé con il rasoio del padre.

Come dire: «dai un’idea di racconto alla tua vita e lo chiamerai destino», così il giovane e futuro avventuriero traccia da solo la sua strada, grazie a una piccola impostura potrà liberamente dire di sè: «statemi vicino, porto fortuna».

Dopo un tè con Marco scopro, ma non è un segreto, che questo capitolo del romanzo è più suo che di Pratt, e non mi stupisce. Nella vita di ognuno di noi è la memoria che conta, non la cronaca, a questa legge non sfuggono i personaggi letterari. Per sua natura quindi la memoria è ‘truffaldina’ più miraggio che realtà, ed è questo il corollario e il titolo a cui si affida, ancora, Marco Steiner nei suoi sei racconti raccolti in Miraggi di memoria, ed. Nuages, 2018; i testi sono magistralmente illustrati dal disegnatore Josè Muňoz.

Corto Maltese non è il protagonista di questi racconti, vi compare sempre, ma è più un fantasma del passato o un miraggio, che non un personaggio. Sono altri i protagonisti, i vari Robart Kee, Tristam Bantam, il Basco, Mr. George, Morgan Jones (e Maria) e altri; mai Corto Maltese.

Eppure c’è sempre la sua impronta, la traccia da seguire che nessuno aveva visto, nessuno tranne l’autore. È come se lo scrittore, premio Salgari nel 2016, applicasse un suo personale metodo Sainte-Beuve. Il critico francese (metà Ottocento) riteneva che la biografia degli autori fosse un canale preferenziale per capirne l’opera letteraria, ancor di più se i fatti biografici provenissero da parenti e amici, resoconti affini al pettegolezzo o al leggendario.

È così dal racconto di altri protagonisti che scopriamo dell’arresto di Corto in India, nei primi del Novecento, del primo incarico, di come sia divenuto Gentiluomo di fortuna, di un viaggio in moto verso la sua barca. Soprattutto scopriamo o riscopriamo la storia della canzone Petenera e di come il giovane marinaio decise di incedersi da solo, sulla mano, la linea della fortuna.

Ma quello che stupisce è la forza asciutta della prosa di Steiner; ha raggiunto l’essenzialità della sentenza o del proverbio, è totalmente privo di retorica, i sui miraggi finiscono per essere più nitidi della realtà. Ne raccolgo alcune particolarmente significative:

«La verità è semplice, ma è un punto di arrivo complicato, si sposta sempre un poco più in là […] quando si è liberi non ci si saluta, ci s’incontra […] non si raccontano a tutti le storie che ti segnano […] ogni storia argentina a un certo punto si tinge di sangue […] se vuoi sentire la polvere del tuo passato, prova a chiudere gli occhi e annusa il vento […] non ricordavo un momento così carico di possibilità […] Lo salutai come fanno i marinai, alzai una mano e non mi voltai indietro».

Miraggi di memoria sembra un libro scritto tra veglia e sonno, poco prima di addormentarsi o appena svegli, quando la realtà è confusa con i sogni, quando i confini sono sfumati, lì dove germina il ‘boccio’ di verità che devi afferrare prima che il segreto la inghiotti di nuovo.

C’è qualcosa di iniziatico e di misterioso in questo, più a-logos che logos, quel momento raccontato da Proust prima di iniziare a recuperare dalla memoria il suo capolavoro:

«Ogni giorno attribuisco minor valore all’intelligenza. Ogni giorno mi rendo sempre meglio conto che solo indipendentemente da lei lo scrittore può cogliere nuovamente qualcosa delle sue impressioni, ossia qualcosa di lui stesso e la sola materia dell’arte. Quel che l’intelligenza ci restituisce sotto il nome di passato» (Marcel Proust, Contro Sainte-Beuve).

E sì, «non si raccontano a tutti le storie che ti segnano», per questo dobbiamo essere grati a Marco Steiner per aver condiviso le sue. Una trama non evidente di questi racconti, tra i quali spiccano come gemme i disegni Josè Muňoz, potrebbe essere questa visione delle cose: Se non trasformi la cronaca in storia e la storia in poesia non potrai chiamarti scrittore, ma solo cronista; se non tradisci il ricordo con la memoria non avrai un racconto da chiamare destino.

Nella storia personale dell’autore, Miraggi di memoria, il cui titolo completo è Itinerari ipnotici lungo il cammino di Corto Maltese, è un libro di passaggio. Dal precedente Oltremare (2016) che ha vinto il premio Salgari (e che vede un giovane Corto Maltese), all’attuale Isole di ordinario follia (2019) dove racconta, orficamente, le esistenze dei reclusi dimenticati del manicomio veneziano di San Servolo, inevitabilmente il suo lavoro è destinato a cambiare.

Lo scrittore Marco Steiner ha confutato Dylan Thomas; non si muore mai una volta così come non si smette di nascere. E il destino di Marco è di continuare a raccontarci altre storie, senza smettere di morire e rinascere.

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