Recensione – “La mia guerra segreta” di Philip Ó Ceallaigh (Racconti Edizioni, 2019)

Recensione – “La mia guerra segreta” di Philip Ó Ceallaigh (Racconti Edizioni, 2019)

Recensione – La mia guerra segreta di Philip Ó Ceallaigh (Racconti Edizioni, 2019, traduzione di Stefano Friani)

Articolo di Beatrice Masi

 

Philip Ó Ceallaigh nei dodici racconti che compongono La mia guerra segreta, ci parla di uomini cinici e inquieti, che si trovano a viaggiare ai margini del mondo in città brulicanti come formicai battuti dal sole cocente, e a passare le loro notti solitarie in camere d’albergo e rifugi di montagna lontani chilometri da altri esseri umani. Lo scrittore irlandese ci narra le storie dei suoi personaggi in medias res, quasi sempre obliterando il loro passato, che con tutta la pesantezza del non detto fa capolino tra le righe delle storie e fa chiedere al lettore quale sia il vero motivo dell’inquetudine e dell’eterno viaggiare di questi uomini che sembra vogliano scomparire in un marasma di gente o nell’isolamento della natura. Leggendo mi sono chiesta se il loro non stare mai fermi non sia in realtà l’incessante ricerca di un qualcosa, della fine all’incertezza che accumuna tutti gli uomini, e allo stesso tempo un’imperante voglia di sottrarsi alla vita, ai rapporti profondi, alla stabilità. E, dopo tutto, non è poprio questa  la tensione tra sicurezza e libertà  la grande dicotomia che divide da sempre l’animo umano?

A questo proposito, in molte delle storie di Philip Ó Ceallaigh, sembra che i suoi personaggi trovino un po’ di pace nella loro inquietudine e raggiungano dei momenti epifanici che ricordano quelli dei primi racconti del famoso compaesano: James Joyce. Spesso in questi momenti il ritmo narrativo rallenta, e i personaggi si lasciano andare ai loro pensieri:

Da quell’evento era andato in ibernazione e sapeva che grazie alle parole giuste si sarebbe potuto sbloccare dallo stato in cui era intrappolato, proprio in quelle settimane in cui si approssimava l’inverno. Ma non riusciva a trovare le parole. Il momento più vicino era stato quando, in mezzo alla strada, aveva avvistato due gattini che giocavano nella siepe, bisticciavano, abitando il loro corpo completamente, senza pensiero. È di questo che si tratta, aveva pensato. Vivere così. Ecco cosa significa la vita. E sentiva il suo stesso corpo invecchiare, rallentare, indurito e appesantito dai pensieri e dalla tristezza. Ogni tanto ripensava ai gatti, e quello era il suo momento di maggior chiarezza.” (Da: Andarsene)

Un altro momento catartico è di certo il sesso. Una catarsi carnale e violenta, scevra di sentimento. E mentre i rapporti tra uomini e donne sono perlopiù imbarazzati, non voluti o tessuti su trame di formalità e stilemi sociali che non portano quasi mai a un’unione della anime, il sesso si inserisce nella narrazione come uno spontaneo e potente atto di liberazione.

“(…) è seguita la classica polemica, inframezzata da whiskey e sigarette, tra donna e uomo, da soli insieme. Centomila discussioni identiche in quello stesso momento in ogni angolo del pianeta. E nessuna avrebbe trovato una conclusione, anche se nel frattempo molti partecipanti sarebbero andati a letto assieme. Perché almeno, quell’attività, presuppone una qualche conclusione.” (Tombstone Blues)

 Nella presentazione del suo libro alla Confraternita dell’Uva a Bologna, alcune delle parole pronunciate dall’autore sono più o meno state: “Io non tento di dare risposte. Io cerco di passare al lettore una sensazione, un modo di narrare.” Lo stile di Ó Ceallaigh è senza dubbio peculiare, ben curato e distintivo. Mentre i suoi personaggi vagano per il mondo dal Nord Africa, all’Irlanda, all’Europa dell’est, la narrazione si colora di ironia, di cinismo, ma anche di violenza, carnalità e inquietudine. Il ritmo è vario e altalenante, e come una montagna russa ti smorza a tratti il fiato e poi ti fa riprendere il respiro mentre rallenta crogiolandosi nella descrizione di un paesaggio, preparandosi a scendere di nuovo all’impicchiata… e il lettore viene catturato in questa perfetta centrifuga di immagini, trame e stili e non riesce a liberarsi se non all’ultima pagina.

Philip Ó Ceallaigh è nato nel 1968 a Waterford, in Irlanda. Vive a Bucarest dove si dedica alla scrittura a tempo pieno. La mia guerra segreta è il suo secondo libro pubblicato in Italia (Racconti Edizioni, 2019)

2 Comments

  • Silvia Posted Maggio 1, 2019 3:57 pm

    Bellissima descrizione sia del libro che dell’autore.

  • Gianni Posted Maggio 1, 2019 4:14 pm

    Ottima introduzione per la lettura che da la voglia di conoscere le storie di questo libro.

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