Terry O’Neill, il cacciatore di stelle

Terry O’Neill, il cacciatore di stelle

Terry O’Neill, il cacciatore di stelle

Recensione della mostra Stars: ritratti fotografici di Terry O’Neill

Articolo di Camilla Di Nardo

Trovarsi nella stessa stanza con i Beatles, i Rolling Stones, Brigitte Bardot, Frank Sinatra e addirittura la regina: non è il sogno ad occhi aperti di un teenager degli anni ’60, ma ciò che è stato reso possibile presso il Magazzino delle Idee di Trieste. Qui gli iconici ritratti di Terry O’Neill sono stati ospitati nella mostra “Stars”, conclusasi il 3 marzo dopo essere stata prolungata di due settimane rispetto alla data di chiusura originale.

Non poteva essere scelto titolo più appropriato per l’esposizione, un viaggio nella cultura pop attraverso i volti che hanno illuminato il panorama musicale e cinematografico dalla Swinging London all’età classica di Hollywood, fino ad arrivare persino agli anni ‘80 e ‘90. La maestosa opera del fotografo inglese trascende queste decadi e ci racconta la seconda metà del Novecento attraverso le sue personalità più rilevanti. È l’artista del posto giusto, al momento giusto sin dal principio della sua carriera, quando per un semplice capriccio della fortuna si ritrova a fotografare un uomo addormentato all’aeroporto di Heathrow, ignaro del fatto che fosse il Ministro degli Esteri britannico. Da quel momento, il ragazzo con la Leica 35mm , decide di portare più spesso in giro per Londra quel suo obbiettivo, di fronte al quale si troveranno dei giovani Beatles alla loro prima foto ufficiale o dei Rolling Stones brutti, sporchi e cattivi che con quello scatto del 1963 non avranno la stessa fortuna di O’Neill – poiché le case discografiche li giudicheranno non abbastanza

“di bella presenza” – ma che nonostante tutto se la caveranno altrettanto bene. Poi arrivano i giorni americani del fotografo e anche se il sogno giovanile di diventare un batterista jazz resta irrealizzato, il successo trova il modo di travolgerlo e di coinvolgerlo in quella che è l’età d’oro degli Studios Hollywoodiani. A questo periodo risalgono le immagini che colgono la leggerezza assoluta di Audrey Hepburn, spesso affiancata da una colomba che ne simboleggia l’estrema grazia che la contraddistingue, e i ritratti di segno opposto di Brigitte Bardot, mentre con lo sguardo sfrontato e i capelli mossi dal vento fuma un sigaro sul set de “Le Pistolere” oppure, impeccabile anche di prima mattina, fa colazione in hotel. La fotografia che spicca in questa sezione ha per protagonisti la femminilità prorompente di Elizabeth Taylor e l’androginia delicata di un David Bowie all’inizio della sua esperienza cinematografica. Scattato nel 1976 in occasione dell’audizione di Bowie per un film con l’attrice, questo set ci regala un momento di tenerezza tra due personalità statuarie, con una Taylor quasi materna nei confronti del giovane artista, che le cinge la vita mentre lei gli regge una sigaretta e indossa scherzosamente il suo cappello.

Un’intimità insolita per un primo incontro e che solo un fotografo come O’Neill poteva cogliere. A

rendere unici i suoi scatti, infatti, è proprio il suo sguardo sull’atteggiamento privato delle celebrità, che rende naturali anche dei set apparentemente costruiti, come quello in cui vediamo ancora una volta David Bowie – stavolta in veste di musicista per l’uscita dell’album “Diamond Dogs” – impassibile accanto ad un cane imbizzarrito la cui reazione aveva terrorizzato chiunque nello studio ad eccezione di David, di cui il fotografo riesce a catturare la lucidità quasi aliena che lo caratterizza.

Fondamentale è stato il rapporto con altri due personaggi di spicco del mondo della musica, tra i più carismatici della loro epoca. Il primo è Frank Sinatra, di cui O’Neill è stato fotografo ufficiale per più di 30 anni e che definirà “Una di quelle personalità che illuminano una stanza non appena vi entrano”. L’altro è Elton John, lontano dal fascino eterno di Sinatra, ma altrettanto esplosivo sul piano estetico e della performance, come mostrano le fotografie dei due storici concerti presso il Dodger Stadium di Los Angeles nel 1975.

Una vita dedicata alla sua arte, spesso valicando il confine tra carriera e sfera personale, come nel caso di Faye Dunaway, con cui il fotografo sarà sposato per quattro anni e avrà un figlio. Galeotta fu la fotografia “Morning After”, un ritratto dell’attrice proprio in quel mattino dopo la sua vittoria agli Oscar del 1977, mentre, stesa su una sdraio a bordo piscina, contempla la statuetta d’oro sul tavolo, affollato di giornali con la sua immagine in prima pagina e sotto la vestaglia di seta indossa ancora le scarpe della sera prima. Una scena diventata ormai simbolo del divismo hollywoodiano, di quello star system che gratifica gli attori ma allo stesso tempo mette una taglia sulle loro teste e sulla loro stessa vita.

Non solo attori e musicisti, ma anche top model e sportivi – da Twiggy a Kate Moss, da Muhammad Ali a Pelé – sono stati immortalati nella visione di Terry O’Neill. Non gli sono sfuggite nemmeno personalità politiche come la regina Elisabetta e Margaret Thatcher, ritratte l’una come una sovrana sorridente e compiacente, l’altra come una Lady di ferro vagamente addolcita da una rosa che stringe tra le dita. Proprio come le stelle, la cui luce ci è visibile dalla Terra nonostante siano spente da milioni di anni, i volti catturati in queste fotografie sono astri senza tempo e non importa se alcuni di questi sono scomparsi, la loro influenza rimane inestinguibile e continua ad essere esercitata sulla cultura contemporanea. Così O’Neill ci permette di condividere in parte la sua buona sorte, trasportandoci in quel posto giusto, al momento giusto ogni volta che osserviamo le sue “stars”, impresse per sempre nei nastri di pellicola come nella nostra memoria collettiva.

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