“Notturni” di Kazuo Ishiguro (premio Nobel per la letteratura nel 2017)

“Notturni” di Kazuo Ishiguro (premio Nobel per la letteratura nel 2017)

“Notturni” di Kazuo Ishiguro – Una modesta ma appassionata opinione su cinque storie di musica e crepuscolo

Articolo di Federica D’Auria

Una malinconica serenata al tramonto sui canali di Venezia, un affermato musicista che vuole tornare sulla cresta dell’onda, un giovane violoncellista che suona in piazza ma che sogna in grande. Queste e altre storie dai toni evocativi e crepuscolari si mescolano nei Notturni di Kazuo Ishiguro, premio Nobel per la letteratura nel 2017.

Il “notturno”, in musica, definisce un pezzo che rievoca, nel ritmo e nella linea melodica, le atmosfere della sera e della notte, ed è proprio questa l’idea alla quale l’autore resta fedele nel corso dei racconti. Il libro ne contiene cinque, che sono come cinque frammenti di storie più grandi, di vite tormentate, di amori incompleti e grandi speranze. Come se fossero cinque brani diversi che però hanno l’incarico di creare un’unica colonna sonora.

La notte e la musica, dunque, sono i principali temi che accomunano le cinque storie, che descrivono situazioni inaspettate e momenti surreali che non si svolgono mai secondo una chiara logica. Resta sempre una certa malinconia insita nella vita e nei modi lenti ed enigmatici dei personaggi a pervadere l’opera intera e a creare un’atmosfera semplicemente magica, della quale si è costretti a risvegliarsi, quasi con fastidio, alla fine del libro, come quando ci si sveglia la mattina dopo un bel sogno.

Le storie sono diverse, variano di tempo ed espressione, come in una scaletta musicale che si rispetti, e si dispongono secondo un ordine tutt’altro che casuale. Si passa da un improbabile incontro tra due musicisti a Venezia a un episodio a tinte tragicomiche sulle note di Ray Charles e Chet Becket; il viaggio continua tra le colline dell’Inghilterra, per poi terminare dove era iniziato, nella Serenissima, luogo in cui è ambientato l’ultimo racconto, come a riproporre in chiave diversa il tema iniziale, per mantenere stabilità e coerenza alla composizione nella sua interezza.

Per quanto ognuno dei cinque racconti sia un’unità completa che basta a sé stessa, il senso complessivo del libro si apprezza notando i collegamenti impliciti che legano le storie tra di loro. Per esempio, alcuni personaggi che ritornano in più di un racconto, seppur con ruoli diversi, ma anche al fatto che i diversi protagonisti abbiano sempre qualcosa in comune. Sono musicisti o intenditori di musica, e tale amore per l’arte dei suoni diventa, in Notturni, una costante che si insinua in tempi e vite diverse, come un’unica anima che ripropone la sua presenza in mondi paralleli, ma senza mai condurre a un esito uguale all’altro. Parte del fascino racchiuso in questo libro, infatti, sta nella libertà di potersi fare una propria idea di quali e quanti siano i collegamenti tra le storie e tra i personaggi.

Un altro aspetto avvincente, infine, è che Ishiguro ci tiene a citare gli esatti pezzi che ascoltano o suonano i suoi personaggi, avanzando un implicito invito al lettore. E allora perché non accettare il suo consiglio, e seguire la colonna sonora proposta? Il connubio di musica e narrazione aggiunge una marcia in più all’esperienza del lettore, che può distinguere più nitidamente, davanti ai suoi occhi, un uomo e una donna che danzano sulle malinconiche note di Come Rain or come Shine, per esempio, mentre ascolta la canzone come sottofondo.

La verità è che non serve essere esperti di jazz o di musica classica per apprezzare Notturni. Anche se si partisse da una condizione di ignoranza musicale più totale, se si accetta di essere guidati dall’autore, si viene accompagnati per mano attraverso un viaggio di suoni e storie, che può portare ad accrescere la propria curiosità in materia o anche, semplicemente, ad ascoltare della buona musica leggendo un buon libro.

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