“La Crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril: una recensione retrospettiva

“La Crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril: una recensione retrospettiva

“La Crepa” di Carlos Spottorno e Guillermo Abril: una recensione retrospettiva

Articolo di Elettra Bernacchini

Questa recensione sembra andare indietro nel tempo. Lo scorso 7 ottobre, nell’ambito dell’undicesima edizione del Festival di Internazionale, ho assistito alla presentazione della graphic novel La Crepa (add Editore, trad. Francesca Bianchi), autori Carlos Spottorno, fotografo documentarista e protagonista dell’evento, e Guillermo Abril, giornalista, entrambi spagnoli. Uno dei motivi per i quali scelsi quell’incontro fu che la piccola descrizione del programma conteneva due sintagmi attorno ai quali ruotano le narrazioni mediatiche contemporanee più controverse, “frontiere dell’Unione Europea” e “scontro e incontro tra i popoli”.

Nel Circolo Arci Bolognesi di Ferrara ho ascoltato Spottorno sia descrivere il viaggio che, insieme ad Abril, io narrante del libro, lo aveva portato a seguire la traiettoria dei limiti dell’Europa, da ovest a est e da sud a nord – Melilla, Grecia, Bulgaria, Sicilia, Ungheria, Croazia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finalndia – sia raccontare, quasi contemporaneamente, quali fossero le fatiche e gli ostacoli da affrontare nella creazione di un reportage giornalistico. Entrambi questi discorsi, qui enormemente riassunti, sono il contenuto de La Crepa, e proprio dalla parola reportage questa recensione sembra andare ancora più indietro nel tempo.

L’avventura, narrata attraverso l’incontro di fotografie, potenti e cromaticamente filtrate, con le didascalie, concise e penetranti, inizia nel 2013, due mesi dopo la morte di 366 persone a largo di Lampedusa, quando la caporedattrice de El País Semanal invia i giornalisti: «[…] lì, dove ci sono recinzioni e polizia. Sul confine.»; prosegue attraverso la vittoria del World Press Photo nel 2015, a metà del percorso, e termina proprio con la pubblicazione della graphic novel nel 2017, quando Spottorno si convince che questa (relativamente) nuova forma di comunicazione letteraria sia la migliore capace di veicolare il loro messaggio. Nel passaggio da un blocco narrativo all’altro, marcato tramite lo zoom sulla relativa zona della cartina europea, cambia il contesto geopolitico in cui il lettore si ritrova, ma il discorso, ad ogni livello di riflessione, viene sempre guidato da quella che per definizione Treccani è una “fenditura della superficie dovuta a cattive condizioni di stabilità dell’organismo strutturale”; un tratto separatore che si manifesta nella linea bianca tra uno scatto impaginato e l’altro così come nelle numerose frontiere attraversate dai protagonisti del viaggio.

Gli autori, cercando di capire cosa sia l’Europa, affermano alla fine di essere tornati a casa con la sensazione di dover raccontare; i lettori, invece, terminano il libro con quella di essere appena arrivati al fronte, al limite, al confine tra qui e là. Su questo punto, allora, la recensione si scopre essere proiettata verso il futuro, perché leggendo La Crepa, ieri come oggi come domani, la sensazione è di ricevere uno schiaffo al risveglio, di essere violentemente chiamati a domandarsi perché l’Unione Europea, progetto fondato sui valori di libertà e comunità, crolli inesorabilmente sotto il peso di movimenti migratori e scontri politico-militari di poteri internazionali, che si riverberano nell’intimo delle persone.

Fabio Geda, nella prefazione al volume, scrive che ciò che segue è la storia di «un’Europa che, se non esiste come stato di natura, deve esistere – dovrà esistere – come frutto della nostra volontà». Io aggiungo che questa crepa è il luogo dove bisogna stare per conoscere l’altro, per avere coscienza del complesso momento storico in cui si vive, e per pensare, ognuno nel suo micromondo, ad una soluzione.

L’invito, molto semplice, è intraprendere questa strada leggendo La Crepa, un libro uscito ieri, utile oggi e prezioso per il domani.

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