Un estratto da “Passage to England” di Thomas Wolfe (traduzione di Maurizio Brancaleoni)

Un estratto da “Passage to England” di Thomas Wolfe (traduzione di Maurizio Brancaleoni)

Un estratto da Passage to England di Thomas Wolfe

Traduzione di Maurizio Brancaleoni – Illustrazione di Sonia Tralli: https://www.behance.net/soniatralli

Tratto da “Passage to England: A Selection”, a cura di Suzanne Stutman e John L. Idol, Jr., The Thomas Wolfe Society, 1998.

Thomas Wolfe (1900-1938) nasce ad Asheville, North Carolina. Mentre studia drammaturgia ad Harvard scrive per il teatro, ma il successo arriva con il romanzo autobiografico Look Homeward, Angel (1929), seguito da Of Time and the River (1935) e dai postumi The Web and the Rock (1939) e You Can’t Go Home Again (1940), assemblati dall’editor Edward Aswell a partire da un enorme manoscritto incompiuto. Passage to England: A Selection, pubblicato solo nel 1998 senza modifiche significative, è forse l’esempio più autentico di una scrittura genuinamente wolfiana. La cronaca vera ma soprattutto fantastica di un viaggio per mare da New York a Tilbury fa da cornice a frammenti saggistici e inserti autobiografici, anticipando temi e tecniche tipiche dell’autore. In uno di questi frammenti, Wolfe racconta della diffusa ostilità verso il darwinismo negli stati meridionali e della crociata anti-evoluzionista portata avanti dal politico William Jennings Bryan e dalle associazioni interconfessionali fondamentaliste.

Maurizio Brancaleoni si è laureato nel 2018 in Scienze linguistiche e traduttive alla Sapienza Università di Roma con la prima traduzione italiana di Passage to England, ma traduce almeno dal 2012. Ha inoltre pubblicato diversi racconti, poesie e articoli sia in italiano che in inglese in varie antologie e riviste. Altre traduzioni, recensioni e interviste sono disponibili sul suo blog bilingue “Leisure Spot”: https://leisurespotblog.blogspot.com/

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È vero che ciò che potremmo chiamare lo Spirito del Luogo non favoriva particolarmente l’attività intellettuale. Credo di avervi già detto che si trattava di una tipica comunità del Sud degli Stati Uniti; da sempre tutti vivevano in un torpore delizioso, mangiavano del cibo ottimo cucinato ottimamente e con devota regolarità votavano a favore della democrazia. Un mio degno congiunto aveva letto da ragazzo un libro del defunto Charles Darwin; il libro gli aveva lasciato un’impronta indelebile e in seguito per anni non smise mai di ventilare le sue sfortunate opinioni in merito alle origini preistoriche dei suoi vicini. Questa indelicatezza era causa di inconfondibile fastidio tra i comuni cittadini e gli fece guadagnare la reputazione di un Pensatore Progredito e perciò alquanto Pericoloso. E questa reputazione non scemò nemmeno dopo la comparsa sulla scena del democratico William Jennings Bryan, imbarcatosi in uno dei suoi tour della salvezza subito dopo le sue prime ricerche approfondite nel campo della biologia. In effetti, tutto ciò che le “persone di retto pensiero”, per usare un’espressione che dà ai religiosi non poca soddisfazione e con cui tutti gli alti funzionari della Fondazione Rockefeller dovrebbero aprire i loro discorsi a qualsiasi banchetto veda la presenza del loro benefattore, dicevo, ciò che “le persone di retto pensiero” ribattevano in quell’epoca in tutto il Sud era: “Non mi fai fesso, non sono stupido come una scimmia”. In realtà in uno stato vicino la gente lo diceva con una tale violenza che l’assemblea legislativa decretò di far sparire dalla faccia della terra lo sfortunato sig. Darwin e le sue opinioni, dimostrando così, spero oltre ogni dubbio, l’efficacia della legge sui meccanismi di natura.

Nel mio stato, i pastori del gregge, esercitando la prerogativa di varare il giudizio finale senza prima svolgere indagini sull’arte, la letteratura, la scienza e la storia, prerogativa che Dio aveva benevolmente concesso solo ai Suoi ministri, operarono tanto sublimemente che le Forze dell’Oscurità nell’assemblea legislativa furono quasi completamente sconfitte e riuscirono a tenere in vita l’antico errore nelle scuole per un solo voto. Ma c’era ancora speranza malgrado tutto: la maligna superstizione che ci fosse mai stata una separazione tra le questioni della Chiesa e quelle dello Stato fu splendidamente stroncata e gli oracoli elargivano la promessa di un ritorno ancora più manifesto ai piaceri del medievalismo.

Si poteva forse giudicare infelice il fatto che i Servi del Verbo non fossero più appositamente armati per l’assalto con qualche munizione degli avversari e in mancanza di argomenti si abbandonassero all’invettiva. Pochissimi tra loro, tuttavia, erano tanto arditi da essere disposti a scambiare una ragione per una maledizione e la condanna ispirata ebbe la meglio, usufruendo di quello splendido strumento con cui la Chiesa aveva additato per sedici secoli la cattiveria della ragione e l’empietà del libero pensiero, il quale, comunque, come molte cose maligne, si è fatto strada nel sangue calpestando i corpi di quei capi fanatici che per lui sono stati maledetti, flagellati, bruciati, spezzati e crucifissi, come è giusto che fossero, desiderando, con insolenza e superbia, entrare in Paradiso, se mai, come adulti e non come bambini.

Di certo non bisogna credere che i difensori della verità fossero del tutto sprovvisti di testo in quel momento. L’avevano, in realtà, e parlavano spesso, trionfanti e perentori, di quel libro meraviglioso che contiene ogni cosa, che contiene l’ultima parola su tutti i problemi della biologia e della storia naturale, dacché fu scritto da Dio, dettato per migliaia di anni a parecchie ventine dei Suoi profeti e infine tradotto da Lui stesso nel possente e bellissimo organo dell’inglese secentesco, la Bibbia di Re Giacomo, operando per tramite di quattro dozzine di quei sudditi più colti e devoti che dovevano al re una fedeltà minore. Inutile a dirsi, come tutti i libri eminentemente seri sulla scienza, il Verbo era da prendere alla lettera e con esattezza.

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