Further up the Road: Bruce Springsteen negli scatti di Frank Stefanko

Further up the Road: Bruce Springsteen negli scatti di Frank Stefanko

Further up the Road: Bruce Springsteen negli scatti di Frank Stefanko

articolo di Camilla Di Nardo

1982. In una città del New Jersey due giovani uomini si incontrano per una chiacchierata e un po’ di musica. Non sono solo due uomini, sono due artisti. Uno dei due ha una chitarra, l’altro unafotocamera.  «Sai Frank, ho scritto qualcosa di nuovo e vorrei il tuo parere» dice l’uomo con la chitarra un momento prima di imbracciare lo strumento e suonare per intero quello che sarà il suo prossimo album, intitolato Nebraska«Allora Frank, cosa ne pensi?» chiede con disinvoltura all’amico, rimasto ad osservarlo e soprattutto ad ascoltarlo per tutto il tempo, incapace di trovare una definizione a quanto stava accadendo.

«Bruce, se potessi scattare le mie fotografie nello stesso modo in cui tu dipingi immagini con le parole, sarei il più grande fotografo di tutti i tempi».

Basterebbe anche solo questa frase a riassumere il rapporto tra Bruce Springsteen e il fotografo Frank Stefanko, un rapporto che va oltre le ragioni professionali e diventa un’amicizia storica.

«Ero estasiato quando ho ascoltato per la prima volta Nebraska», racconta Stefanko, «ero scioccato soprattutto dalla complessità dei testi. Ho conosciuto Bruce quando era ancora un ragazzo e aveva talento, ma questo talento era ancora allo stato grezzo. Bruce non ha studiato, non è andato al college, ma in qualche modo è riuscito a domare le parole e a regalarci quei testi suggestivi che lo caratterizzano. Mi è sembrato di aver assistito alla sua crescita artistica e personale».

Questo è il legame che trapela, per esempio, dalle celebri foto di Darkness On the Edge of Town, che ci danno una visione privilegiata del “Boss” lontano dal palcoscenico, in un ambiente privato ed intimo come può essere quello di una semplice casa del New Jersey (la dimora dello stesso Stefanko) e in cui, come scrive Springsteen nell’autobiografia Born To Run, il cantante cerca di offrire la sua migliore immagine da ragazzo tormentato. I prodotti di questo photoshoot e di molti altri momenti della collaborazione tra la rockstar e il fotografo sono attualmente in mostra presso la ONO Arte Contemporanea (fino al 9 Dicembre) e sono stati raccolti nel volume Bruce Springsteen – Further up the Road, un’edizione limitata di 1,978 copie. Infatti è il 1978 l’anno dell’incontro tra i due artisti, officiato da Patti Smith nel backstage di un concerto di Springsteen.

«Erano anni d’oro», afferma Stefanko all’inaugurazione della mostra, «avevamo il CBGB, Patti Smith, Lou Reed. Tutti stavano creando qualcosa di nuovo ed erano gli anni in cui gli artisti, le persone in generale, non avevano paura di farsi sentire. La gente aveva incominciato a dire tutto ciò che bisognava fosse detto. Forse dovremmo imitarli, riacquistare il modo di fare di quei tempi».

Una dichiarazione che sottintende uno sguardo di rammarico all’America di oggi, in cui ormai ogni giorno imperversano le proteste di minoranze che non si sentono rappresentante dall’attuale governo e che vedono i loro diritti appesi a un filo. Di artisti indomiti e che conservano la voglia di farsi sentire, per fortuna ce ne sono ancora e uno dei superstiti è il cantautore Willie Nile, il cui percorso si è spesso incrociato con quello di Springsteen. Ha presentato all’inaugurazione il suo ultimo progetto, l’album Children Of Paradise, insieme a Cristina Arrigoni, autrice delle foto sulla copertina del disco, foto che raffigurano appunto questi “figli del paradiso” nascosti dietro le sembianze di umili senza tetto.

«Grazie, siete meravigliosi», dice Nile per ammaliare il pubblico dopo avergli regalato l’esecuzione acustica di alcune sue canzoni, «non Trump, nemmeno i vostri politici, voi». A sottolineare come, indipendentemente da chi governa una nazione, sarà sempre la gente comune a conservarne la bellezza e la varietà, è compito nostro fare di tutto per preservarle. Nelle parole del Boss: «So che è tardi, ma possiamo farcela se corriamo».

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